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EN NOME DOS EUA


Unha sentenza política.

Una sentenza politica Nel nome degli Usa
Notizie di agenzia ci informano che l'udienza a porte chiuse della Corte costituzionale sul caso Abu Omar si è conclusa con una sentenza a dir poco sorprendente. La Corte avrebbe stabilito che i magistrati di Milano che hanno indagato e rinviato a giudizio l'ex capo del Sismi Nicolò Pollari e altre 34 persone - fra i quali 26 agenti della Cia - sono responsabili di violazione del segreto di ufficio. Sarebbero dunque stati accolti i ricorsi presentati prima dal governo Prodi e poi dal governo Berlusconi che intendevano impedire ai giudici milanesi di proseguire nelle loro indagini e di incriminare i servizi segreti statunitensi e italiani per aver gravemente violato l'ordinamento costituzionale italiano.
Come è noto, l'iman Abu Omar era stato sequestrato il 17 febbraio 2003 dalla Cia. Secondo quanto era stato ricostruito dagli inquirenti e dichiarato dallo stesso Abu Omar, l'imam era stato rapito a Milano mentre si recava alla moschea, era stato trasportato presso la base di Aviano ed era stato poi trasferito in Egitto, dove era stato recluso e avrebbe subito pesanti torture e sevizie.
Non è certo il caso di prendere posizione in merito alla sentenza della corte Costituzionale italiana sulla base di un breve comunicato di agenzia. Lo si potrà fare solo dopo avere accuratamente esaminato il testo della sentenza. Ciò che tuttavia si può e si deve dichiarare subito è che appare singolare il rovesciamento delle responsabilità giuridiche e politiche dei principali attori di questa vicenda.
Responsabili di comportamenti illegittimi, se non addirittura illegali, sarebbero dei magistrati che hanno cercato coraggiosamente di operare contro una prassi criminale messa in atto per anni dai servizi segreti degli Stati uniti, spesso con la complicità e l'omertà dei governi europei. Non a caso il sequestro di Abu Omar è stato considerato dalla stampa internazionale come uno dei casi meglio documentati di extraordinary rendition eseguita dai servizi segreti statunitensi.
Intoccabili sarebbero i membri della Cia che con la complicità dei servizi segreti italiani si sono resi responsabili di questo grave crimine internazionale. Da proteggere sarebbe invece la strategia della amministrazione Bush, ora apertamente denunciata dal nuovo presidente Barack Obama come lesiva del diritto internazionale oltre che della Costituzione degli Stati uniti.
Si può dunque legittimamente sospettare che i giudici della Corte costituzionale abbiano fatto una scelta assai più politica che non giuridica. Molto probabilmente essi si sono schierati contro i giudici milanesi perché non intendono ledere lo stretto rapporto di cooperazione dei governi italiani - di destra o di sinistra - con le strategie egemoniche degli Stati uniti: una potenza che in questi decenni si è sempre considerata legibus soluta ed ha sistematicamente ignorato non solo il diritto internazionale ma i diritti più elementari delle persone, torturandole, imprigionandole abusivamente, facendone strage.
Basti pensare a Guantanamo, Abu Ghraib, Bagram: orrori compiuti in nome di una delirante quanto inefficace guerra contro il terrorismo. Una guerra che, se condotta con i mezzi usati sinora dalla grande potenza americana, ci porterebbe molto probabilmente non alla sconfitta del terrorismo ma a nuovi 11 settembre.